Enter your keyword

Cabinet tibetano, XIX sec. – Trattativa Privata

Cabinet tibetano, XIX sec. – Trattativa Privata

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname e una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

Compare
12628. In stock 98 × 30 × 117 cm .

Descrizione

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname e una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

Normalmente essi vengono utilizzati per contenere beni di prima necessità, che si tratti di vestiario o alimenti, all’interno delle case tibetane, mentre quelli che vengono collocati nei monasteri proteggono scrigni sacri, statue thangka o immagini di lama.

La decorazione si sviluppa sulla parete frontale del cabinet mentre la parte superiore ne è sprovvista, dal momento che deve svolgere il ruolo di base di appoggio per offerte, lampade di burro, coppe d’acqua o di chang, la birra d’orzo tibetana.

Questo cabinet mostra due meravigliosi leoni delle nevi, che si stagliano dallo sfondo monocromo rosso. Il leone delle nevi, tradizionalmente, risiede nell’est e rappresenta l’allegria incondizionata, una mente libera dal dubbio, chiara e precisa. Egli ha una bellezza e una dignità risultanti da un corpo e una mente sincronizzati. Il Leone delle nevi ha un’energia giovane, vibrante e una naturale senso di gioia. Questa descrizione di Harderwijk ben sintetizza una figura molto venerata e importante per i tibetani, tanto da essere rappresentato sulle monete, sui francobolli postali, sulle banconote e sulla bandiera nazionale del Paese. Il Leone delle nevi è simbolo della giocosità della “gioia” e delle “beatitudine” (in tibetano dga’): la sua potenza energetica (saggezza o shakti) è espressa dal binomio gankyil/gakyil (“beatitudine+vortice” o “ruota della gioia”) che la creatura mantiene eternamente in moto. Secondo il folklore, i suoi piedi non toccano mai il terreno e egli salta un picco montuoso all’altro e il suo ruggito incarna il suono del vuoto, una voce così potente da causare la caduta di sette draghi dal cielo. Nella danza raffigurata su questo cabinet, il Leone ha il corpo adorno di gemme e ne stringe in mano due più grandi: si tratta di norbu, ovvero una serie di gioielli multicolori, frutti o gemme che varranno come offerte alle divinità.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 98 × 30 × 117 cm

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Cabinet tibetano, XIX sec. – Trattativa Privata”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *