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Cabinet tibetano, periodo XIX sec. circa – Trattativa Privata

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Cabinet tibetano, periodo XIX sec. circa – Trattativa Privata

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname ed una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

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23533. In stock 123 × 49 × 116 cm .

Descrizione

Trattativa Privata

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname ed una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

Normalmente i cabinet venivano (e vengono tuttora) utilizzati per contenere beni di prima necessità, che si tratti di vestiario o alimenti, all’interno delle case tibetane, mentre quelli collocati nei monasteri proteggono scrigni sacri, statue thangka o immagini di lama. La decorazione si sviluppa sulla parete frontale del cabinet mentre la parte superiore ne è sprovvista, dal momento che deve svolgere il ruolo di base di appoggio per offerte, lampade di burro, coppe d’acqua o di chang, la birra d’orzo tibetana.

Una distinzione interessante tra questi tipi di credenze, riguarda i soggetti della decorazione. Quando le raffigurazioni appaiono più aggressive e minacciose siamo verosimilmente di fronte al cosiddetto thorgam, (da thorma – offerta sotto forma di statua, e Gaam – scatola) un armadietto utilizzato per contenere strumenti rituali e sculture di farina e burro usate per le offerte a Mahakala ed altre divinità adirate. Immagini più pacifiche ci suggeriscono trattarsi di Yangam (da Yang – fortuna e Gaam – scatola), mobile usato per immagazzinare gli oggetti preziosi della famiglia, i vasi della salute ed altri articoli rituali con i quali evocare divinità benefiche e positive. La decorazione di questo esemplare ci suggerisce l’appartenenza a questa seconda categoria.

Domina il colore rosso, che per la tradizione tibetana rappresenta il fuoco, mentre due medaglioni si aprono sui pannelli frontali di colore ocra, a simboleggiare l’elemento terra. Due imperiose creature catturano l’attenzione: dovrebbe trattarsi di due minacciosi leoni, che per quanto abbiano colori differenti, pare richiamino il mitico Leone delle Nevi, chiamato in tibetano Senge, uno dei simboli più amati dal popolo tibetano, la cui funzione è talvolta quella di guardiano, talaltra quella di veicolo di una divinità. Le raffigurazioni più antiche di Senge, risalenti al XV – XVII sec, lo rappresentavano in atteggiamenti vivaci e feroci, con un corpo muscoloso, come appare sulle pareti del Grande Stupa – Kumbum a Gyantse e anche su questo stupendo tavolo. Solo successivamente, intorno al XVIII secolo, esso verrà rappresentato con un corpo più morbido e con un muso simile a quello di un carlino: assistiamo pertanto alla creazione di una nuova figura mitologica chiamata in mandarino (la lingua più utilizzata in Cina) Shizi, o Leone-Cane. Il muso e la sinuosità degli animali qui raffigurati ricordano maggiormente questa versione più moderna ma anche più bonaria e familiare.

Zeeba, è invece la mitologica figura che spicca sulla sezione frontale inferiore del nostro cabinet; il fiero e suggestivo viso, il corpo squamoso, le sopracciglia folte e selvagge, sono elementi estetici attribuibili proprio a questa figura, presente da sempre nel folclore asiatico. Ciò che immediatamente colpisce è la sua smorfia feroce, che rappresenta la funzione di guardiano del prezioso contenuto del mobile. A differenza della raffigurazione classica, in questo caso Zeeba stringe tra le fauci sei gemme preziose, offerte alle divinità.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 123 × 49 × 116 cm

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