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Cabinet tibetano, periodo XIX sec. circa – Trattativa Privata

Cabinet tibetano, periodo XIX sec. circa – Trattativa Privata

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname ed una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

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30207. In stock 143 × 58 × 128 cm .

Descrizione

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname ed una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

Normalmente i cabinet venivano (e vengono tuttora) utilizzati per contenere beni di prima necessità, che si tratti di vestiario o alimenti, all’interno delle case tibetane, mentre quelli collocati nei monasteri proteggono scrigni sacri, statue thangka o immagini di lama. La decorazione si sviluppa sulla parete frontale del cabinet mentre la parte superiore ne è sprovvista, dal momento che deve svolgere il ruolo di base di appoggio per offerte, lampade di burro, coppe d’acqua o di chang, la birra d’orzo tibetana.

Questo esemplare, in particolare, presenta sette, tra ante e cassetti di varie dimensioni aprirsi da un meraviglioso sfondo rosso acceso. A ben guardare, questa base vermiglia è animata da un motivo geometrico ispirato al design tessile: lo sviluppo di questa lavorazione in Tibet, tra il XVII ed il XX sec crebbe di pari passo con la diffusione delle fabbriche di seta e dei loro prodotti tra i cittadini più agiati. Passando ai particolari più affascinanti, notiamo sul fronte dei due cassetti due dischi multicolore, chiamati norbu gakyil, dove si mescolano quattro sezioni di diversi colori: rosso, giallo, verde e blu, che rappresentano rispettivamente fuoco, terra, aria e acqua. Nel contesto buddista invece, questo simbolo è la raffigurazione grafica delle Quattro Nobili Verità comunicate dal Buddha.

L’elemento del cassetto centrale è invece un medaglione di pregevole fattura, anch’esso proveniente dal mondo tessile, dove era particolarmente diffuso tra il XI e il XIV sec.. Molto più misteriose ed inquietanti risultano le decorazioni che abbelliscono le ante inferiori, con un carattere cinese beneaugurante quasi sottomesso dalla forte scena sovrastante: si tratta di una offerta alle divinità più feroci, consistente in un raccapricciante assembramento di parti umane ed animali a formare una sorta di teschio. La testa umana di colore verde è attraversata da frecce provenienti da tre direzioni, mentre sui lati di questo teschio compaiono due teste di leopardo delle nevi. Completano la rappresentazione tre inquietanti piccoli teschi, che sorridono beffardi. Le raffigurazioni appaiono piuttosto aggressive e minacciose: questo aspetto ci suggerisce trattarsi del cosiddetto thorgam, (da thorma – offerta sotto forma di statua, e Gaam – scatola) un armadietto utilizzato per contenere strumenti rituali e sculture di farina e burro usate per le offerte a Mahakala ed altre divinità adirate.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 143 × 58 × 128 cm

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