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Cabinet tibetano, periodo XIX sec. circa

Cabinet tibetano, periodo XIX sec. circa

3.950,00 IVA inclusa

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname e una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

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Descrizione

Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname e una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

Normalmente i cabinet venivano (e vengono tuttora) utilizzati per contenere beni di prima necessità, che si tratti di vestiario o alimenti, all’interno delle case tibetane, mentre quelli collocati nei monasteri proteggono scrigni sacri, statue thangka o immagini di lama. La decorazione si sviluppa sulla parete frontale del cabinet mentre la parte superiore ne è sprovvista, dal momento che deve svolgere il ruolo di base di appoggio per offerte, lampade di burro, coppe d’acqua o di chang, la birra d’orzo tibetana.

Una distinzione interessante tra questi tipi di credenze, riguarda proprio i soggetti della decorazione. Quando le raffigurazioni appaiono più aggressive e minacciose siamo verosimilmente di fronte al cosiddetto thorgam, (da thorma – offerta sotto forma di statua, e Gaam – scatola) un armadietto utilizzato per contenere strumenti rituali e sculture di farina e burro usate per le offerte a Mahakala e altre divinità adirate. Immagini più pacifiche ci suggeriscono trattarsi di Yangam (da Yang – fortuna e Gaam – scatola), mobile usato per immagazzinare gli oggetti preziosi della famiglia, i vasi della salute e altri articoli rituali con i quali evocare divinità benefiche e positive.

Questa straordinaria credenza lunga appartiene certamente a questo secondo gruppo, con decorazioni floreali su tutti e quattro i pannelli frontali. Il fiore rappresentato ricorda distintamente il loto, simbolo di purezza e illuminazione: basti pensare che esso viene rappresentato come trono delle divinità buddiste indiane, il fiore sul quale si adagiano o, secondo altre interpretazioni, da cui esse nascono. Peraltro, la fioritura di questo fiore dal fango simboleggia, nella tradizione, come anche l’esistenza più insignificante possa raggiungere l’illuminazione.

Tra le infiorescenze, in posizione centrale rispetto a esse, scorgiamo l’elemento detto norbu, che permea tutta l’arte tibetana a partire dal XVI sec.. Si tratta di tre gioielli multicolori, frutti o gemme sistemate come offerte alle divinità; le fiamme che li avvolgono simboleggiano proprio il loro valore assoluto, e il fatto che non si tratti di semplici gemme. Nella composizione rappresentata su questa credenza, esse simboleggiano altresì le tre componenti della società buddista: Buddha, gli insegnamenti del Buddha (Dharma) e la comunità buddista (Sangha).

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